Come affrontare “l’infinito” in un haiku

C’è un concetto che corrompe e altera tutti gli altri. Non parlo del Male, che ha l’etica come suo limitato impero d’azione, ma parlo dell’Infinito. »   (Jorge Luis Borges)

Personalmente, per quanto riguarda l’utilizzo dell’infinito nella poesia haiku, io mi trovo d’accordo con Borges.

L’infinito (dal latino finitus, cioè “limitato” con prefisso negativo in-  , denotato anche dal simbolo \infty è un concetto spaziale, così come il suo omologo temporale di eternità.

Nell’antichità, con Anassagora e Democrito, questo concetto metafisico entra a far parte della realtà, prima come qualità relativa dell’essere, poi anche come superamento di un cosmo finito e circoscritto.

Oggi, solo le religioni e la matematica continuano ad interessarsi ancora all’infinito: le prime come astrazione concettuale del sovrannaturale, la seconda come astrazione per abbreviare tutto ciò che non può essere misurato, contato o rappresentato e grazie a Georg Cantor, ora sappiamo che gli infiniti matematici sono anche infiniti.

Ai fisici ed ai maestri di haiku, invece l’infinito non piace.

I primi perchè sanno che in realtà, non c’è nulla di infinito o di eterno nell’universo, nemmeno l’universo stesso, i secondi perchè hanno compreso che la poetica haiku , come dice Borges, ne sarebbe uscita corrotta.

Se proprio vogliamo collocare l’infinito da qualche parte, allora dobbiamo pensarlo come ad un processo, non a qualcosa.

Il processo di creazione e distruzione del Tao è forse infinito, ammesso e non concesso che sia vera la teoria del big bounce , altrimenti anche l’eterno Tao avrà una fine.

Nulla di fisico è infinito, ne sono infiniti i sentimenti, o  le sensazioni, quindi l’infinito è un termine cerebrale che poco ha a che fare con la poetica haiku.

La grande poesia romantica occidentale ha trattato esplicitamente l’infinito: Leopardi, Blake hanno scritto dell’infinito, mentre nessun maestro orientale, a quanto mi risulta, l’ha mai fatto.

Se proprio vogliamo mostrare l’infinito in un haiku, allora deve sempre essere espresso in forma implicita, accennata, partendo sempre da ciò che è finito, ovvero dalla realtà e mai essere presente in forma esplicita come concetto o sensazione.

Per questo la dimensione poetica della parola “infinito” non è lo haiku, ma piuttosto lo pseudohaiku: non la realtà, ma la mente.

Secondo Kuki Shūzō, in un haiku è l’allusione, quel tratto che deve far intravedere la presenza dell’infinito , non come soggetto, ma come essenza di una composizione.

Una prima possibile tecnica è quella di esaltare la suggestivà dell’immagine, come in questo haiku di Matsuo Basho:

Nara dai sette steccati
tempio dalle sette cappelle
fiori di ciliegio dagli otto steccati

Qui, il soggetto è l’antica capitale del Giappone: Nara, ma non c’è un solo verbo che descriva le sensazioni del poeta nel vedere l’antica città.

Il fluire delle emozioni è solo suggerito, nascosto dall’enumerazione degli elementi sui quali si posa il suo sguardo: il «tempio dalle sette cappelle» che allude, piuttosto che evidenziare la religiosità buddhista.
Così come il verso «fiori di ciliegio dagli otto steccati» a cui Basho fa ricorso per alludere sia alla bellezza, che alla licenziosità della corte imperiale, che in giapponese vengono costruite sia grazie all’allitterazione, che alla concordanza della grafica degli ideogrammi utilizzati.

Nello haiku giapponese, la forma crea così una catena associativa che amplifica la portata simbolica degli elementi in gioco, realizzando anche visivamente  un senso di eccedenza, che viene poi affidato alla sensibilità del lettore.

Questo haiku è un buon esempio di come sia impossibile trasporre un haiku giapponese in una qualsiasi lingua occidentale, senza perdere gran parte del suo significato.

Essere suggestivi in giapponese è quindi più facile che in italiano, con buona pace di chi rincorre improbabili relazioni tra le due forme di scrittura.

Se essere suggestivi non è una buona strategia per scrivere haiku in italiano, esistono altri modi per suggerire l’infinito.

In altri suoi haiku, Bashō allude all’infinito come rappresentazione di tre temi-chiave
del pensiero taoista: il panteismo, l’assenza di ogni giudizio e la ciclicità del tempo.

Trappola per polpi
Effimeri sogni
Sotto la luna d’estate

In questo haiku l’infinito è rappresentato dal microcosmo che lega tutti gli elementi del poema (il polpo, la trappola, che altro non è che un vaso vuoto, il sognatore e la luna).

La dimensione panteista taoista, in cui è idealmente immerso questo haiku, afferma quindi che l’identità del tutto è la stessa di tutte le cose.

Ora, siccome nell’infinito Tao tutto ha un suo posto ed una sua bellezza, allora anche la cessazione di ogni giudizio celebra l’infinito, come in quest’altro haiku di Basho :

Usignolo
Merda e torta di riso
Il bordo della veranda

Infine, altro tema ricorrente nella poesia dell’infinito giapponese è l’ideale del tempo, che si ripete:

O fiori d’arancio!
Quando? in quale campo ?
un cuculo

In quest’ultimo haiku, Bashō fa ricorso alla ciclicità del tempo come elemento per suggerire l’infinito. Nel qui e ora, Basho è assalito dal profumo dei fiori di arancio e ricorda di averlo già sentito, quindi ecco l’eterno Tao che si ripete e ripresenta ancora una volta sotto forma di un inebriante profumo.

A conclusione di questo breve excursus su come mostrare l’infinito nella poesia haiku, riporto il pensiero di Kuki, che evidenzia come sia il  liberarsi del tempo, che ci può dare nuova energia, liberandoci da tutto ciò che ci assale e che si ripresenta nel nostro qui e ora.

 Un attimo affrancato dalla sequenzialità del tempo ricrea in noi, affinché lo sentiamo, l’uomo affrancato dall’ordine del tempo. (Kuki)

Affrancarsi dal tempo è possibile, basta sedersi . (EG)

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regole per poeti su facebook

Ecco delle semplici regole per avere sempre successo come poeta di haiku su facebook, anche nel caso non dovessi essere bravo.

In realtà l’ho derivato da un gruppo di fotografia, ma non appena ho realizzato che davvero tutto il mondo è paese, non ho resistito.

  1. metti sempre tanti like agli haiku altrui, così avrà tanti like anche sui tuoi
  2. commenta sempre entusiasticamente qualsiasi composizione, in modo di avere meravigliosi commenti  di ritorno, anche sui tuoi
  3. fatti tanti, ma tanti amici, possibilmente a centinaia e parla sempre bene di qualsiasi cosa dicano, facciano o scrivano, così ricambieranno il favore
  4. sii sempre presente sulle bacheche altrui, scrivendo e commentando anche quando non servirebbe, in modo da essere sempre riconoscibile e fatti amare, sempre, poi mi raccomando, non dimenticarti di fare degli auguri personalizzati a tutti i compleanni
  5. lecca bene il sedere ai poeti riconosciuti come bravi, cioè a tutti quelli che hanno un  buon seguito, anche quando scrivono haiku banali e scontati
  6. parla con autorevolezza e non contraddire mai di temi che tutti condividono e che non saranno mai messi in discussione come : l’importanza della sillabazione, il significato del kigo, gli haiku dei maestri o di quelli giapponesi
  7. se dovessi inciampare in un post sullo zen, anche se non lo hai mai praticato, ma vuoi fare bella figura, fai un copia ed incolla di qualche frase fatta, magari prendendola dal web o da qualche libro di Osho
  8. se frequenti uno o più gruppi, sii sempre dalla parte dell’amministratore, qualsiasi cosa dica o faccia, anche quando sostengono posizioni diverse dalle tue, oppure scappa, ma senza nemmeno salutare
  9. fingiti interessato a qualsiasi post che parli di una pubblicazione o libro, facendo sempre i complimenti e commentando con “stupendo”
  10. non criticare mai nulla di ciò che dicono, fanno e scrivono i “guru” riconosciuti,  anzi fatteli sempre amici, condividi sempre i loro post e blog, così non avrai mai torto, ma sempre ragione
  11. sii sempre rispettoso, accondiscendente o al massimo neutro su qualsiasi argomento, anche quando in realtà non lo condividi, senza mai esprimere il tuo vero pensiero, perchè non si sa mai

…. dimenticavo, ma questa cosa non è poi così importante: ogni tanto, se ci riesci, scrivi anche qualche haiku che sia buono, spontaneo e non costruito a tavolino

Soen Nakagawa: haiku commentati in una riga.

soennakagawaUn giorno, il maestro Zen Soen Nakagawa (1907-1984)  durante  una “cerimonia del tè” tirò fuori delle tazze di polistirolo e un barattolo di caffè istantaneo dicendo:

non siamo forse troppo attaccati alla forma, perdendo così lo spirito del momento !? 

io amo quest’uomo (EG)

Ecco alcuni suoi haiku, con miei commenti lampo.

Un pene è un pene, un tramonto è un tramonto , non è mai cosa guardi, ma come guardi, che conta.

Fuori nella steppa
puntando il mio pene
mi sveglio da un pisolino

Quando riuscirai a mostrare ciò che non può essere mostrato, allora considerati un poeta.

La mia promessa è infinita  
sotto il cielo azzurro
l’autunno non ha confini

Lo Zendo come la mente! solo i maestri scrivono koan haiku.

Il nuovo zendo
tutto è pervaso
brezza profumata

Ogni attimo vissuto pienamente è un regalo unico. Il difficile è quel pienamente,

Grazie !
le lacrime si fondono nella neve di montagna

Quando guardando un prato, vedrai ogni zolla e ogni singolo filo d’erba, allora tra te e Basho, nessuna differenza.

Com’è solenne
ogni zolla d’erba 
illuminata dalla luna 

Siamo fatti di stelle, tutto è fatto di stelle…. fisica e zen.

Splendide affinità
la grande corona solare
le foglie verdi

La consapevolezza nel qui e ora si misura a colpi di sandalo.

I sandali di paglia gettati da parte
mi avvicino ai pendii della montagna lontana
foschia

Mu! Maestro Mu!

Può questa foglia d’acero
dallo stupa di Hakuin
attraversare l’oceano?

La compassione buddhista …  una presenza e le cose migliorano.

La visita di una monaca 
alla luce della luna
come luccicano i ghiaccioli!

La fine di qualcosa, è l’inizio per qualcos’altro … questo è il ciclo dell’universo.

Scomparendo
la neve sulla cima della montagna
srotola un arcobaleno

Un bel posto per fare zazen.

Arriva la primavera
l’oceano pacifico
sarà il mio zabuton

E’ nella natura del vuoto quello di riempirsi ..quindi la scelta è restare pieni o svuotarsi ancora.

Grande vuoto
come l’anno si chiude
io rientro nella montagna

Per tutti gli idioti che pensano che lo zen sia misticismo

Nella bufera
un monaco seduto
vita e morte

Per tutti gli idioti che NON pensano che lo zen sia misticismo

Grande solitudine
il mio corpo sottile
autunno trasparente

Stupidità, avidità, ipocrisia … se soltanto sparissero, potrebbe accadere.

Toccando l’un l’altro
ognuno diventa
un ciottolo del mondo

Ecco come possono sparire stupidità, avidità e ipocrisia.

Nello zendo
Aceri nel crepuscolo
Vieni a danzare.

Staccandoci da tutto e da tutti.

Ovunque vada
lì è casa
l’anno del maiale.

 

Lab, maschi e femmine: momenti haiku

Inconfondibili momenti haiku. Ampia selezione presa dal Lab.

Momenti haiku maschili

Elio Gottardi

tavoletta alzata
l’imprevedibile traiettoria del piscio

schiuma da barba
l’acciaio del rasoio
impastato di peli

in TV
l’Olimpia Milano
una birra rossa 
il tifo sbracato

Francesco Sobberi 

Guardo lo specchio
vedo mio padre

Vincenzo Adamo

la barba lunga
aspiro a fare il monaco

Momenti haiku femminili

Zoé Alef Zel 

le scarpe in mano
tacchi e piedi liberi

il gatto sul letto
dividiamo un panino
lacrime al mascara

un bagno caldo
rotondità e vapore
la pioggia sui vetri
profumi estivi

Margherita Petriccione 

mandala
contando le maglie all’uncinetto

il solito rossetto
passato sulle labbra –
stanchezza

strappo lieve 
la depilazione
più semplice
con gli anni

Gabriella De Masi

Caldo
I capelli e un fiocco rosa

Crema idratante
Agli angoli degli occhi
Le prime rughe

Unghie
Rosso corallo 
Stesso colore
Le labbra

Angiola Inglese

notte di stelle cadenti
isterectomia

sopracciglia 
con la matita fine
piccoli tratti

tubino a fiori
le ginocchia
abbronzate
così spavalde

Rosa Maria Di Salvatore

gli stessi gesti
il lavoro a maglia
un dritto e un rovescio

l’ombretto
steso pian piano
il pennello
contorni sfumati

Giusy Cantone

riflessi bianchi
l”antirughe senza beccuccio

cacca di gatto
il trucco della sera
sul cuscino

addio
sui capelli sciolti
polvere di lacca
dimissioni

Maria Malferrari

vento
i capelli raccolti in una treccia

sul tovagliolo
tracce di rossetto
solitudine

in terrazza
bikini stesi
sandali dorati
così brillanti

Ester Mastroianni

Fiori di loto
Sul kimono
La bocca laccata
Di corallo

Nazarena Rampini

Luce d’estate 
senza trucco la mia ombra

Sciolgo i capelli
un nastro di seta
nell’aria estiva

Inverno 
sul viso pallido
un velo 
di terra indiana

Nuky Kristijno

her sparkling errings                  i suoi orecchini scintillanti
holding her hair up                     i suoi capelli tirati su

mirror on the wall                     specchio sul muro
beaded pin on yellow hair        una spilla di perline nei capelli gialli
smear of red lipstick                  rossi sbaffi di rossetto
blue scarf for morning              sciarpa blu per la mattina

Dripping mascara                        il mascara gocciola                     
Heated stove in the kitchen        la stufa calda in cucina
Ruining the morning                   mattinata rovinata

Monica Federico

Sotto la doccia
aloe vera e lamette rosa

Filo di trucco
sulle labbra carnose
niente rossetto

Radici bianche
la carta trasparente
a mo’ di casco
meditazione

 

H3ku: le tre righe, linee guida

Le tre righe sono la forma classica e la più usata da chi vuole scrivere haiku.

A mio parere,  le forme h2ku e h4ku  vanno considerate un po come amanti, ovvero forme che possono essere frequentate per mille motivi diversi, ma che, per altrettanti motivi, non possono essere considerate come forme di riferimento.

Per un poeta di haiku, l’amore vero rimane la forma a 3 righe.

Per questo motivo, è necessario dedicargli un’attenzione particolare.

Vedremo ora i principali aspetti che dovrebbero essere presi in considerazione durante una stesura di un h3ku, ovvero:

  • comprimibilità
  • ritmo
  • pattern
  • musicalità
  • semplicità e profondità
  • momento haiku
  • stacco 
  • kigo
  • tecniche di composizione
    • pivot
    • ampliamento
    • contrapposizione
  • flessibilità
  • zen

Comprimibilità

Nel 2010, Akito Arima, presidente dello Haiku International Association (HIA) disse che la caratteristica più importante di un haiku è la brevità.

Sicuramente, soprattutto se non si è legati ad una forma fissa, se non la più importante, l’essenzialità rimane una delle più importanti, quindi è necessario comprimere il testo, ogni volta sia possibile, a patto che non ne soffra l’immagine globale, che deve sempre risultare chiara e poeticamente efficace.

Es. preso dal Lab:

ho preso l’acqua
con un buco nel secchio-
piedi bagnati

Compresso:

buco nel secchio
gocciola l’acqua
piedi bagnati

Comprimere richiede pulizia di pensiero, quindi non sottovalutate questo aspetto, anche come disciplina mentale.

La compressione, se ben eseguita, apre inoltre nuovi spiragli, come l’inserimento di dettagli, poeticamente più rilevanti.

Ritmo

Premesso che la struttura su tre righe  è uno escamotage, introdotto dai primi traduttori occidentali, per ricalcare il ritmo classico degli haiku giapponesi tradizionali (qui per dettagli).

In un h3ku in italiano, la funzione delle tre righe è quella di dettare il ritmo alla composizione. Quindi in fase di stesura è necessario prestare molta attenzione all’energia creata dalla distribuzione tra il testo e le pause, determinate dai fine riga.

Prendiamo come esempio questo haiku di K. Issa

Tada oreba  Oru tote yuki no  Furi ni keri

 Che si trova spesso tradotto  in:

C’ero soltanto. 
C’ero. Intorno 
mi cadeva la neve.

Il traduttore, disinteressandosi del ritmo, ha cercato di riprodurre la struttura giapponese dello haiku originale, con l’evidente risultato di comprometterne l’armonia in italiano.

Il seguente aggiustamento di ritmo invece, lo riporta all’originale splendore:

C’ero soltanto
C’ero
Intorno cadeva la neve

Altro esempio di cattivo ritmo, preso dal web:

Due coccinelle
Ricoprono lo spazio che
Porta l’autunno

Qui l’autore, volendo rispettare a tutti i costi la forma fissa 5-7-5, non prende in considerazione il ritmo,  per cui la suddivisione del testo e delle pause, soprattutto sulla seconda  riga, risultano chiaramente macchinosi.

Ritmato e conseguentemente aggiustato, il suddetto h3ku diventa:

Due coccinelle
Riempiono lo spazio
Portato dall’autunno

Le fondamenta di un haiku in italiano si chiamano ritmo, quindi attenzione a non scrivere sulle paludi.

Anche il ritmo, come la compressione, offre nuovi spiragli, che devono essere colti.

Pattern 

Il pattern classico di un h3ku è:  corto – lungo – corto,  che gli amanti della forma fissa, sempre per rincorrere una presunta giapponesità, distribuiscono su tre righe di 5-7-5 sillabe.

In realtà, la forma haiku in italiano va sempre subordinata, più che alle sillabe, al ritmo ed alla musicalità, che va ricercata e curata, come parametro primario di una composizione.

In fase di stesura, partire sempre con il pattern classico può essere una buona prassi, ma bisogna essere altrettanto disposti al suo abbandono, nel momento in cui ci si dovesse accorgere che qualcosa non va.

Ora non proporrò esempi di buoni haiku basati sul pattern classico, perchè sono la norma dei buoni poeti, mentre vi proporrò un mio haiku che, partito come pattern classico, ho poi trasformato in un pattern lungo-corto-lungo, soprattutto per questioni di ritmo e di tecnica del pivot, come vedremo poi.

Prima stesura (pattern classico 5-7-5)

Voce di bimbo 
Attraverso la pioggia
Il suono mamma

Stesura rivista, dove ho voluto dare maggior risalto alla pausa tra i primo e secondo verso, aumentando il senso di sospensione e ponendo inoltre l’attenzione sulla parola mamma, scelta come pivot.

Queste mie scelte autoriali, mi hanno portato a ricercare necessariamente un nuovo equilibrio, che ho trovato allungando l’ultimo verso, andando anche oltre le mie normali abitudini.

Un bimbo chiama
Mamma
La sua voce attraversa la pioggia

Privilegiate quindi il pattern classico, ma lasciatevi guidare dallo haiku stesso, quando questo lo richiede.

Un buon poeta, come dice Lao Tze, dev’essere come l’acqua: debole e forte nello stesso tempo.

Nulla al mondo è più cedevole e debole dell’acqua, eppur nell’affrontare ciò che è solido e forte nessuno riesce a superarla.

(Tao the Ching 78)

Diverso è il caso dei principiati, per i quali la forma fissa è invece un buon metodo per strutturare ed abituare la mente alla forma breve (qui per dettagli).

Musicalità

Un aspetto del tutto trascurato dagli amici italiani che seguono, all’amatriciana, le regole giapponesi, è che prima di tutto haiku è poesia e poesia è musicalità.

Perfino i giapponesi, che non hanno una lingua propriamente musicale, seguono questa regola, già perchè, per chi non lo sapesse, i giapponesi NON contano le sillabe.

Japaneese poets do not recognize haiku as 17-ON verse (ON literally means “sound”; in English, a kind of “syllable”), but as a whole poetic rhythm of 5–7–5.  Japanese poets almost never count the number of ON (i.e., the number of syllables) when composing haiku; the haiku fixed form lies in the poetic rhythm itself, not in the number of syllables    (Toshio Kimura)

Musica è armonia e  la lingua italiana è fortunatamente musicale ed armoniosa di suo, quindi un haiku deve prima di tutto, sempre “suonare bene”.  Un haiku in italiano, o in qualsiasi altra lingua, deve risultare scorrevole, fluido, privo d’inciampi sintattici o peggio ancora grammaticali.

Un haiku che “non suona bene” è sempre un aborto (EG)

Quindi considerate la forma haiku italiana, non come una forma fissa, ma come un paio di scarpe che si devono adattare al piede, così un haiku in italiano si deve adattare al contenuto ed all’immagine che si vuole mostrare. Così come i quadri non sono tutti della stessa misura,  perchè si adattano al contenuto, allo stesso modo un haiku si deve adattare alla lingua con cui viene scritto, senza evirazioni o aggiunte di articoli o di preposizioni che, poverini, vengono sistematicamente usati come elementi sacrificali per rimanere aderenti alla pseudo-forma 5-7-5 italiana.

Evitate quindi di scrivere obbrobri come il seguente :

Nutre la gatta
Vicino al camino
tu solo non sei

Rileggete sempre, ad alta voce, le vostre composizioni, prestando soprattutto attenzione ad eventuali intoppi ed incongruenze di ritmo e musicalità che, se presenti, vanno sempre risolti, prima di qualunque altro aspetto compositivo.

Altro esempio, questa volta sul precedente haiku di Issa:

C’ero soltanto
C’ero 
Intorno mi cadeva la neve.

Leggendo ad alta voce questo haiku, si sente che musicalmente qualcosa non va ed in particolare  come sia inutile quel “mi”  che, se aveva un senso in giapponese,  in italiano è solo un ostacolo alla scorrevolezza ed inoltre non aggiunge valore, quindi meglio eliminarlo.

C’ero soltanto
C’ero 
Intorno cadeva la neve.

Semplicità e profondità

Riprendiamo l’esempio di prima

Nutre la gatta
Vicino al camino
tu solo non sei

Oltre al fatto di “suonare male”, questa specie di  “haiku” ha il problema di essere terribilmente complicato e presentare un’immagine ambigua, perchè non si capisce se la gatta sta nutrendo i suoi piccoli, oppure stia solo mangiango dalla sua ciotola. La via per un buon haiku è invece quasi sempre la semplicità coniugata con la profondità, intesa come comprensione del momento.

Allora, ipotizzando che il soggetto sia una gatta che allatta, l’essenza di questo haiku deve essere l’empatia. (qui per dettagli).

Compreso questo, ecco una possibile soluzione più musicale, semplice e profonda, rispetto all’originale:

Il calore del camino
Una gatta allatta
Tenera armonia

soluzione semplice nella sequenza d’immagini e nei termini usati, inoltre profonda nel trasmettere l’empatia come atmosfera, come armonia che unisce tutti i presenti: camino, gatta ed osservatore compreso.

Altro esempio, questa volta preso dal Lab:

Cactus fioriti
I colori più belli
tra sabbia e vento

Il nemico della semplicità è la mente, “troppa mente” direbbe un maestro zen, già perchè è sempre una mente non pura che complica le cose. Infatti, dopo una breve discussione, ecco come questo haiku è stato corretto:

Litorale
Il blu l’ arancio il fucsia
Cactus in fiore

Depurato il testo dalle emozioni, lo haiku è diventato più semplice e quindi anche un buon haiku.

Un buon haiku mostra, non racconta, perchè quando mostra, cioè è prodotto da una mente pura, da sempre delle emozioni.

dove sei ? cosa vedi ? cosa vuoi trasmettere al lettore ?  haiku è una risposta semplice e profonda su ciò che stai vivendo.

Il momento haiku

Questa più che una regola è una forte raccomandazione, derivata dall’esperienza, sia personale che dei migliori poeti, perchè è soprattutto vivere per “momenti haiku” che vi porterà poi a scrivere dei buoni haiku.
Tutti i poeti del Lab,  che io considero buoni, seguono questa regola e vengono regolarmente pubblicati, mentre chi non si adegua, rimane un amatore da scrivania.

Un momento haiku è un momento di piena consapevolezza. Consapevolezza unicamente derivata dall’essere presenti nella realtà. Quindi un momento haiku è sempre reale, non è mai una fantasia, ne un ricordo.

(qui per dettagli)

haiku, come arte zen, è sempre e soltanto “qui e ora” sempre e soltanto “pane secco”

Quindi dimenticatevi l’ispirazione, la ricerca di afflati fasulli con la natura, dimenticatevi di scrivere di spiritualità, misticismi, dimensioni psicologiche, emozionali, spirituali o sentimentali, ne tanto meno, di legami o di riferimenti con il trascendente.

Scrivete quello che vivete:  pura e semplice realtà …. pienamente compresa, ovvero scrivete i vostri  “momenti haiku”.

Lo stacco

Contrapporre due immagini permette ad un potenziale haiku di diventare un vero haiku, perchè senza stacco semantico, viene a mancare quel senso di inaspettato, che deve essere sempre presente e senza il quale un haiku si derubrica a semplice poesia.

Esempio

Chissà dove andranno
I sogni persi
Durante la notte

Il suddetto haiku ha due problemi: si legge come un unico periodo, quindi semanticamente non ha uno stacco, inoltre è più una considerazione generale che un richiamo alla realtà.

Vediamo ora due possibili soluzioni, la prima con stacco debole, la seconda con uno stacco più forte.

Notte
Chissà dove andranno 
I sogni perduti

Questa prima soluzione divide lo haiku in due: il primo verso richiama la notte come qui e ora, mentre i restanti versi ripropongono la domanda retorica dello haiku originale.

Meglio una soluzione che riporti tutto alla realtà, con un forte cambio di contesto e che elimini ogni traccia retorica.

Notte passata
Sogni smarriti
Voglia di caffè

Kigo

Quando viene rispettata la regola del “momento haiku”, allora la presenza-assenza del kigo assume lo stesso valore di chi vuole mettersi o meno un secondo paio di mutande, sopra quelle che già indossa.

Volete metterle? mettetevele.

Non volete metterle? fa lo stesso.

Non c’è altro da dire.

Stili e tecniche di composizione

Vediamo ora brevemente alcune tecniche particolarmente adatte agli h3ku.

Tecnica del pivot

Lee Gurga definisce il pivot  come:  quella parola o verso, che incastra tutto ciò che viene prima con tutto ciò che viene dopo, in modo che tutto lo haiku sembri ruotare intorno a questa parola o verso.

Lo scopo del pivot è quello di attirare l’attenzione del lettore, che si deve focalizzare su quello che per voi è importante e che quindi volete mettere in risalto.

Quindi, per fare in modo che il pivot diventi il fulcro della composizione, va collocato nel secondo verso di un h3ku ed in particolare come ultima parola, se si vuole far risaltare un termine preciso.

Prendiamo come esempio questo haiku di Basho

Yagate shinu 
Keshiki wa miezu 
semi no koe

tradotto, senza preoccuparsi del pivot, in

 Cantano le cicale 
Non lo sanno di certo 
che presto moriranno

vediamo ora un mio aggiustamento con pivot

Presto moriranno 
Cantano le cicale
Anche se non lo sanno

E’ abbastanza chiaro che tutto lo haiku di Basho ruoti intorno alle cicale che, se da una parte cantano, dall’altra sono del tutto ignare della loro prossima sorte.

Portare nel secondo verso il cuore dello haiku equivale allora riportarlo all’originale bellezza, che inevitabilmente deve essere reinterpretata, quando si traduce, quando si trasporta un haiku in una lingua differente da quella originale.

Altro esempio, sempre di Basho

senza pivot

La prima neve
piega appena
le foglie dell’asfodelo

con pivot

La prima neve
le foglie dell’asfodelo
piegate appena

Tecnica dell’ampliamento

Prendiamo questo haiku di Margherita Petriccione

sospesa
nel mare d’ossidiana nera
abbaglio del tramonto

Analizzando il testo, possiamo vedere come il primo verso introduca un’immagine, il secondo verso la amplii ed il terzo verso la concluda.

L’immagine globale è la stessa, ovvero viene mostrata un’emozione di fronte ad uno spettacolo della natura, e vengono utilizzati piani di realtà diversi, come zoomate fotografiche, per dipingere l’intero quadro.

Altro esempio di Angiola Inglese

donne sull’uscio-
foglioline d’origano
sulle sottane

Possiamo dire che la tecnica dell’ampliamento propone allora uno scenario basato su una sola immagine, che si sviluppa su piani analitici diversi.

Tecnica della contrapposizione

Consideriamo questo haiku di Angiola Inglese

rose sul muro
odore di miscela
nell’aria umida

Rispetto alla precedente tecnica dell’ampliamento, qui lo scenario  è formato da due immagini distinte che si contrappongono semanticamente.

Rose e miscela condividono lo stesso haiku, ma appunto, come elementi contrapposti.

Caratteristica che si ripete in questi due haiku di Zoè Alef Zel

sublime in strada
il suono di un violino-
puzzo di fogna

una scarpa sul muro
come una casa vuota-
la lucertola al sole

In generale, possiamo quindi dire che la tecnica della contrapposizione si basa quindi sul far coesistere due immagini differenti nello stesso haiku.

Flessibilità

Scrivere haiku non è come risolvere un’equazione differenziale, quindi le linee guida fin qui suggerite, vanno sempre interiorizzate e poi interpretate con la massima flessibilità.

E’ possibile scrivere un buon haiku fuori da queste regole?  Certamente si !

E’ possibile diventare buoni poeti al di fuori da queste regole? Probabilmente no !

Non è mai la singola composizione che definisce un buon autore, ma l’intera totalità delle sue opere, quindi se volete spostare la probabilità di scrivere buoni haiku, il mio consiglio è di tenere in seria considerazione i suddetti suggerimenti.

Sta poi a voi maturare la consapevolezza di quando e come debbano essere usati, o non usati, di volta in volta.

Zen 

Scrivere un haiku significa confrontarsi con noi stessi in relazione al mondo, ovvero cogliere l’emozione di un attimo della nostra vita.
Cogliere l’emozione di un attimo significa cogliere lo zen che è presente in quell’attimo di vita, ovvero: la sua essenza.
Cogliere lo zen significa farsi vuoti ed osservare in piena consapevolezza quello che ci accade in quel momento, in cui siamo in relazione con il mondo.
Pertanto, lo scrivere haiku, se correttamente praticato, porta alla comprensione dell’impermanenza dei fenomeni, che porta alla comprensione del “qui e ora”, che porta alla liberazione dei nostri attaccamenti, che porta all’unità tra noi e l’universo.
Il vero motore di tutto questo processo è però la pratica del vuoto.
Farsi vuoti significa ridiventare bambini e guardare il mondo come se fosse la prima volta.
Se non vi farete vuoti, ovvero non vi libererete di tutto quello che siete e che in quel momento affolla la vostra mente: ego, concetti, pregiudizi, ricordi, condizionamenti, sovrastrutture intellettuali, allora non riuscirete mai a cogliere lo zen della vita, quindi i vostri haiku, anche se bellissimi, non profumeranno mai, perchè saranno come dei fiori di plastica.
Incarnate quindi  lo spirito di M.Basho, che ha detto:

“… tutte le cose cambiano, questa è la legge della natura. Come la natura si rinnova nelle quattro stagioni, così tutte le cose si rinnovano”

“… sono me stesso nel luogo dove non esistono accadimenti che condizionano…”

“… i giorni e i mesi che passano sono gli ospiti passeggeri dell’eterno”

“… Il mio pensiero era sbagliato, d’ora in poi non seguirò più le tracce dei poeti del passato, ma cercherò l’essenza che essi cercavano”.

“… Le cose del pino imparale dal pino, le cose del bambù imparale dal bambù… entrare nello spirito delle cose fino a intuirne l’essenza. Questo significa imparare e ciò conduce all’unità, oltre la visione duale”.

“Occorre costantemente che ci impegniamo a ricercare la Verità dentro di noi, elevando il nostro spirito per tornare poi nel mondo e nelle azioni quotidiane rinnovati. Non si tratta di trovare la felicità isolandosi, ma piuttosto di entrare nella vita di ognuno con tutto il proprio essere”.

In memoria di Isamu Hashimoto

hashimotoIl 19 luglio 2017, Mainichi  ha annunciato la morte di Isamu Hashimoto, per 20 anni selezionatore della rubrica  Haiku in English, aveva 75 anni.

Oggi, gli amministratori ed alcuni membri del Lab  lo vogliono ricordare, riproponendo alcuni dei loro lavori, da lui selezionati.

Haiku: May 30, 2017

me and the dog
different footprints
in the shore

Antonio Mangiameli (Lentini, Italy)

Haiku: Jan. 6, 2017

anesthesia-
on tanned hands
a butterfly

Angiola Inglese (Pederobba, Italy)

Haiku: June 5, 2017

smell of rain
unmistakable
grass cut

Angiola Inglese (Pederobba, Italy)

Haiku: July 25, 2017

a scarp
and a poppy field–
choreography of the wind

Margherita Petriccione (Scauri, Italy)

Haiku: June 10, 2017

spring cleaning–
scattered in the wind
the words

Margherita Petriccione (Scauri, Italy)

Haiku: April 21, 2017

blurred images
in black and white
Memorial Day

Margherita Petriccione (Scauri, Italy)

Haiku: March 6, 2017

A white hair…
Let the winter sun
kindle it

Margherita Petriccione (Scauri, Italy)

Haiku: May 13, 2017

in a hot cup
the face before I was born
bergamot black tea

elio gottardi (Milano, Italy)

Haiku: July 27, 2017

Sudden sun
The shadow of pine
over hydrangeas

Nazarena Rampini (Milano, Italy)

Haiku: April 20, 2017

convalescence
a bit of pink eye shadow
and a snowdrop

Nazarena Rampini (Milano, Italy)

Haiku: March 3, 2017

Foggy day
amongst pine trees fades away
a wing beat

Nazarena Rampini (Milano, Italy)

Haiku: Feb. 7, 2017

winter sky–
branches move apart
from one another

Nazarena Rampini (Milano, Italy)

 

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