L’ideale poetico di everywhere

La grande differenza tra chi scrive haiku e chi vive per haiku sta nel vedere.

Chi scrive haiku pratica l’ispirazione, le sensazioni, una qualche forma di ricerca.

Chi vive per haiku invece trova tutto già scritto, non ricerca,  scrive senza scrivere, perchè non c’è differenza tra poesia e la sua vita.

Chi vive per haiku non discrimina, tutti i luoghi ed ogni momento sono uguali, perchè tutto è haiku, tutto è già lì, si tratta solo di vedere e raccogliere.

Everywhere è quindi quell’ideale poetico, non estetico ma compositivo, che invita a raccogliere il qui e ora, in qualsiasi posto o luogo ci troviamo, senza fare differenze tra le maldive e una cabina armadio.

Nel momento in cui diventi consapevole del tuo qui e ora, ogni volta che smetterai di lasciarti guidare dal pensiero, avrai creato le condizioni per un haiku everywhere, sarai vuoto, quindi pronto a raccogliere.

Perfino quando starai solo appendendo un paio di pantaloni in un armadio, allora raccoglierai la tua realtà, raccoglierai lo haiku che l’accompagna e che sta solo a te portare alla luce.

In quel momento, in quel posto, fermati e scrivi, quello sarà il tuo haiku everywhere.

l’ombra invadente
la gruccia è appesa
un muro non dice mai di no

Elio Gottardi

 

 

 

I 21 suggerimenti per un buon haiku di Isamu Hashimoto

Isamu Hashimoto, curatore della rubrica haiku in english su mainichi,  fornisce un elenco in 21 punti, come suggerimenti per comporre un buon haiku:

  1. As it is:  mostra quello che vedi, senza aggiungere fronzoli, ovvero limitati alla realtà ed al qui e ora.
  2. Effective nouns : usa dei termini efficaci, ovvero presta attenzione alla pragmatica della comunicazione e quindi scegli con cura le parole da utilizzare.
  3.  Deep inner sentiments : mostra i sentimenti più profondi, ovvero richiamati ad una poetica, che attraverso il soggetto, mostri l’ essenza profonda e non superficiale del sentimento che vuoi richiamare e trasmettere al lettore.
  4. The two-liner : adotta una struttura semantica su due parti e quindi un solo stacco.
  5. Depict plainly :  scrivi chiaramente ed in modo semplice
  6. Without any petty subjective awareness : non usare nessuna futile consapevolezza soggettiva, ovvero cerca di praticare l’unità tra soggetto ed oggetto, tra te autore e la realtà che vedi.
  7. Suppress our feelings : sopprimi i tuoi sentimenti, quindi cerca di essere genuino, aspetto questo particolarmente caro a Basho e quindi anche a noi.
  8.  Mother and child : guarda alle relazioni del mondo ed interpreta quelle che ripropongono un unione come tra madre e figlio e trasmettile come essenza nel tuo haiku, come gli innumerevoli cicli della vita (es. seme, pianta, fiore, frutto), o anche ai fenomeni fisici di causa-effetto, che metaforicamente sono legati da un rapporto di generazione, quindi materno.
  9. Use the simile: usa delle similitudini, quando vuoi  colorare il tuo haiku.
  10. Focusing on deep human sentiment : quando vuoi affrontare o mostrare un sentimento umano, vai a fondo e non elencarlo brutalmente.
  11. On children: guarda alle relazioni del mondo ed interpreta quelle che ripropongono la genuinità, la purezza e la spontaneità di un bambino e trasmettile come essenza nel tuo haiku.
  12. “Newness.” : cerca di essere innovativo, ovvero percorri nuove strade, non scimmiottare le tematiche dei maestri e quindi trova una tua identità.
  13. Between man and woman : guarda alle relazioni del mondo ed interpreta quelle che si ripropongono come dei rapporti tra uomo e donna, ovvero complementari e contrastati, come tra yin e yang e trasmettile come essenza nel tuo haiku.
  14. The last line : focalizza e sposta l’attenzione del tuo haiku sull’ultima linea.
  15. A self-portrait : fai in modo che il tuo haiku possa essere interpretato come un tuo autoritratto, ovvero non essere banale ed evanescente nello scegliere e mostrare i tuoi soggetti, ma trasmetti la tua personalità.
  16. Make the haiku tell itself : oppure fa in modo che il tuo haiku sia autoconsistente, ovvero si autoracconti in modo del tutto neutro ed indipendente da te.
  17. Unexpectedness : fai in modo che il tuo haiku risulti inatteso al lettore.
  18. With no seasonal word : non usare le parole stagionali (kigo).
  19. Disclosure :  fai in modo che il tuo haiku informi o riveli qualcosa.
  20. The “concrete” haiku : fai in modo che il tuo haiku sia solido, poco colorato, in bianco e nero, come diciamo noi nel Lab.
  21. Repetition : usa la tecnica della ripetizione , ma stai attento perchè può essere deleteria e facile causa di insuccessi.

Photo-Haiku flash contest: votazione attualmente in corso nel Lab

009RW.jpgfoto di  Matteo Abbondanza

Contest interno flash:  commentare la suddetta foto, con un haiku in lingua inglese.

____________VOTAZIONI APERTE NEL LAB___________

Partecipanti:

1
joined to the sea
sharing the sun
boat is gone
2
ten footsteps
on the mirrowed river
upside down
3
In a small paper boat
all your second-hand love thoughts
requiem for a dream
4
sacred ghat
a pause before the blaze
5
river flowing –
the memory of you
in my mind
6
Sitting frozen
Swallow by the river
Self image
7
The last step
down to the river
smells of moss
8
Mirror. . .
At the bottom of the sea
A woman
9
Boarding ladder
The same pale face
Two images
10
In the snow of the sun
already my dream
melts in the water.
11
meditation-
my empty shadow
floating on water
12
Winter sun-
None drop of water
On those steps.
13
Fleeting sun
Stone steps
dissolving in the water
14
Inside the river
the love thoughts of a woman
15
High tide
betwen me and the sea
a breath
16
Transparent river
mirroring today
my thoughts
17
Stones of past –
in the flowing water
clouds and me

18
Water, her mirror
Illusion to another world.
Ying and Yang Fusion

7 haiku di Margherita Petriccione selezionati da lei stessa

Quando ho preso la decisione di allargare l’amministrazione del Lab, Margherita Petriccione ed Angiola Inglese sono state elette contemporaneamente.
La ragione è semplice, come per l’atomo di idrogeno, dove elettrone e protone stanno insieme, non ho separato ciò che non doveva essere separato.
In questa coppia di prof, se Angiola è lo yin Margherita è lo yang, quindi è attraverso questa complementarietà che, nel Lab, formano una sorta di unità operativa che funziona come un orologio svizzero.
Io, per scelta e convinzioni personali, cerco sempre di tenermi abbastanza distante dalle dinamiche relazionali social, quindi mi godo da lontano questa loro bella amicizia, che in qualche modo mi sfiora, come un sole al tramonto.
Se le composizioni di Angiola sono un richiamo alla semplicità, quelle di Margherita sono “pane secco”, ovvero il termine con cui nel Lab abbiamo ridefinito il wabi sabi giapponese.
Ricordo che quando nel Lab ho cominciato a spingere per uscire dalla bolla compositiva tradizionale giapponese, Margherita è stata la prima a rendersi conto di questa opportunità di crescita, capendo che era l’unico modo per rimanere coerenti con l’insegnamento di Basho, che invita a non scimmiottare i maestri, ma a ricercare quello che i maestri cercavano, ovvero lo spirito originale della poesia, che è universale, senza tempo e senza luogo.
Margherita è stata sempre la prima a comprendere che questo spirito, per come lo intendeva Basho, si abbevera nello zen.
Margherita è stata la prima a comprendere che haiku è come sfogliare una cipolla, dove all’esterno ci sono gli strati più popolari, quelli che tutti possono comprendere, mentre al centro c’è lo zen, a cui pochissimi accedono, a causa delle lacrime e della perseveranza che lo sfogliare cipolle richiede.
Margherita, proprio ieri, ha risolto il suo primo koan e si sta avvicinando al centro della cipolla.
La sua poesia ne è quindi influenzata ed i temi zen del “pane secco”, come l’impermanenza, la solitudine, il valore delle cose senza valore, rimbalzano nelle sue composizioni, di cui di seguito abbiamo una sintesi, che lei stessa ha selezionato.
Ma questa silloge è solo una tappa del percorso di Margherita che, vi posso assicurare, ha ancora molto da dire, ma soprattutto da scrivere.

Il suo silenzio…
la bambina ed il mare
al primo incontro

” vucumprà” –
cancella le sue orme
il mare

vento d’autunno –
l’ombrello mi trascina
dentro la pioggia

sole sugli occhi-
la mente un mare aperto
colmo di vento

black-out-
si riempie di stelle
il cielo

il mio giardino…
l’orizzonte di un falco

eco di campane funebri-
attraversa il sentiero un‘ape

7 Haiku di Angiola Inglese selezionati da lei stessa

Angiola è una delle amministratrici del Lab ed ormai preziosa collaboratrice, oltre che amica virtuale.

Tenace, attenta e puntigliosa, come tutte le prof di mate suppongo debbano essere, possiede quelle doti di delicatezza, grazia e pazienza tipicamente femminili, che a me mancano totalmente, ma che sono indispensabili, soprattutto come approccio iniziale con i principianti.

Lo stile compositivo, che Angiola ormai ha affinato, è coerente con lo spirito originale della poesia orientale, caratterizzato dalla semplicità e dal rapporto con la natura, tanto da essere stato riconosciuto, apprezzato e poi riportato in diverse pubblicazioni nazionali ed internazionali.

Ma se la semplicità è il denominatore comune di tutte le sue opere, un occhio attento non può non notare come dalle stesse emerga sempre un particolare, un termine, una parola che impreziosisce e da luce all’intera composizione e che quindi fa risplendere questa sua semplicità.

In modo del tutto spontaneo e quindi genuino, come richiesto da Basho , Angiola ha quindi maturato una sua personalità autoriale, in una Via della parola autentica e libera, come ci sforziamo di promuovere nel Lab e come dimostra questa silloge di opere, che lei stessa ha selezionato per noi.

Ringraziandola ancora per il suo suo lavoro, lascio che le sue composizioni parlino per noi.

pioppi-
la riva del torrente
si snoda al sole

nuvole –
la pioggia di domani
dentro le ossa

freddo-
nell’intimità della casa
formiche

papaveri-
il colore del vento
fra le rotaie.

la pioggia fitta –
sui fiori dell’acacia
ancora, ancora

ciuffi di nuvole nell’aria tiepida
ciuffi di pioppo

il grano verde-
sulle rive del Piave
ta pum! ta pum! tapum !

Un esercizio del Lab che si è rivelato particolarmente difficile

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L’esercizio proposto nel Lab consisteva nel “commentare”, con un haiku, questa opera di Escher del 1948 ed intitolata “mani che disegnano”.

Escher è famoso per i sui paradossi visivi e l’effetto è un enigma irrisolvibile, quasi fosse un koan zen.

Infatti, quale delle due mani disegna l’altra?

Una risposta-soluzione è impossibile.

Un haiku che volesse quindi commentare quest’opera dovrebbe quindi avere le seguenti caratteristiche:

  • soggetto = mani che disegnano, ovvero il riferimento all’opera di Escher
  • essenza = il concetto di paradosso, ovvero la trasmissione al lettore dell’arrendersi della mente, di fronte ad un enigma irrisolvibile.

Ci sono due tecniche, che ho illustrato nel Lab,  che possono raggiungere lo scopo e che ho chiamato per assonanza e per similitudine, ma la loro applicazione si è rivelata difficile per tutti coloro che hanno provato a svolgere quest’esercizio.

Ecco due esempi del loro uso, relativamente a quest’esercizio, composti entrambi da me.

mani che disegnano
come neve in un deserto  >> immagine paradossale per assonanza
si scioglie la mente

Escher come koan >> koan come similitudine di paradosso
mani che disegnano
la mente traballa

Zen haiku: tra kensho e composizione

Uno zen haiku è il risultato finale di due passi ben distinti:

  • un kensho che fa riferimento alla mente mushin o zen, che è il vero ed unico momento creativo riconoscibile
  • un processo compositivo in cui si assemblano tutte le componenti classiche della poesia (ideali, estetica, forma, tecnica, pragmatica della comunicazione) e che fa riferimento alla mente duale dell’autore, perchè scrivere è sempre il risultato di un processo duale

zenhaikuIl tempo che può intercorrere tra questi due passi è variabile, può annullarsi del tutto o dilatarsi all’infinito, perchè la mente duale agisce come un programma software e quindi essere più veloce di un battito di ciglia o  andare letteralmente in loop.

Ma questo fatto non toglie un grammo alla qualità dell’esperienza poetica, che rimane l’unico fattore importante.

Inoltre, in uno zen haiku non esiste l’ispirazione, ne ha senso la sua ricerca, perchè per un poeta consapevole, ogni momento vissuto, in qualsiasi luogo si trovi, ovvero ogni suo attimo ha pari dignità di essere messo nero su bianco.

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